Le donne, LA SOLITUDINE e l'alcol

 "Tutto comincia con un bicchiere..." Depressione. SOLITUDINE. Ansia e si inizia a bere per affogare i dispiaceri. Che, invece, vanno affrontati con decisione. La bottiglia di vino a cena o (amaro dopo il caffè: un piacere innocuo, perfetto per rilassarsi.
Ma il rovescio della medaglia nasconde una trappola pericolosa: l'alcolismo. Quando si insinua nella vita quotidiana, in modo subdolo e prepotente, la bottiglia diventa una presenza di cui non si può più fare a meno. Negli Stati Uniti gli alcolisti sono milioni, di cui oltre la metà donne. E in Europa le cose non vanno meglio. Difficile stabilire con esattezza il loro numero:
chi beve lo fa in solitudine. E non ammette nemmeno con se stesso la propria dipendenza.

“Il numero degli etilisti in Italia è deducibile da tre dati indiretti. In base ai ricoveri, al consumo di alcolici e alla mortalità, calcolata intorno alle 20000 persone all’anno” (*), spiega Gaspare Jean, primario di Medicina interna del II presidio ospedaliero Santa Caterina di Garbagnate Milanese. «Nel nostro Paese si contano circa 5 milioni di alcolisti, di cui il 25 per cento donne». Oltre un milione di donne che cercano conforto, amore e sicurezza. E che nella bottiglia trovano un'amica, la migliore e forse l’unica. (* stime più recenti calcolano 40-50000 persone A. Di Carlo) 

«Quasi sempre (…il bere è causato da una situazione di ansia e di depressione. Soprattutto nelle donne, che raramente bevono per piacere, ma piuttosto per fuggire dalla realtà» spiega Vincenzo Ruggiero, psichiatra e psicoterapeuta, responsabile del Centro integrato per la diagnosi e la terapia degli stati ansioso depressivi. «Magari cominciano proprio dal bicchiere di amaro che sembra innocuo. In realtà, è molto più alcolico del vino o del whisky: berne cinque al giorno significa essere già schiave dell'alcol».

Paura della solitudine, delle delusioni sentimentali o di invecchiare:sono i motivi ricorrenti nelle storie delle alcoliste. «Molte donne conducono una vita insoddisfacente e poco gratificante, si sentono poco amate conferma Ruggiero. «E l'alcol, avendo una funzione sedativa ed euforizzante, agisce come un tampone in grado di arginare il disagio». Apparentemente cioè soddisfa i bisogni immediati, in maniera rapida, facile e senza bisogno di chiedere niente a nessuno. «L'illusione di onnipotenza è un tratto caratteristico degli alcolisti spiega F. (sigla anonima), ... “La personalità oscilla tra un'alta opinione di sé e il senso di inadeguatezza e impotenza. Ecco perché il primo passo, quando si decide di smettere, consiste in un grande atto di umiltà, con cui si ammette di avere bisogno di aiuto”.Ma non è facile. La bottiglia è il rifugio sicuro. Con lei al fianco si trova il coraggio di vivere. Soltanto per poco, però. A lungo andare l'alcol non riesce più a esercitare le sue proprietà euforiche e sedative. Presto abbrutisce e azzera ogni parità fisica e mentale. «Con la dipendenza si aggrava la depressione e il malessere psicologico e fisico» sottolinea Ruggiero. «Ecco perché, quando ancora non si è di fronte a un caso di alcolismo conclamato, un supporto psicoterapico, affiancato a una cura farmacologica, può fare molto. Perché non è il vizio del bere il male principale dal quale guarire, bensì la sua causa scatenante. Ovvero la depressione». In sostanza, prima bisogna ammettere di avere un problema, e poi cercare aiuto. «Spesso non si chiede una mano per timore che nessun medico o famigliare possa capire il problema» spiega ancora F. «Ecco perché è importante parlarne con chi ha vissuto la stessa esperienza. Soprattutto le donne, più disposte ad aprirsi rispetto agli uomini, sono quelle che fin dal primo incontro dimostrano buona volontà. E un grosso impegno. Ma il 99 per cento delle persone ce la fa». Un cammino lungo, ma indispensabileper imparare ad amarsi davvero.     

Oggi ci sono due donne su tre uomini che frequentano gruppi di autoaiuto... il fatto è che le donne bevono in casa, per non farsi vedere. (Articolo di Gianbruno Guerrerio, Le SCIENZE dossier N. 2  "Scientific American", 1999, Milano)

Di Maria Grazia Baratta

Fonte: Donna Oggi, 92-donna moderna