Malati di lavoro - Stressati dal tempo libero

Dopo alcolismo e gioco d’azzardo ecco la dipendenza da lavoro: una patologia a tutti gli effetti. Ma anche il tempo libero può fare danni

Il lavoro, un’attività interessante o comunque necessaria per molti, un incubo per alcuni: per chi non vorrebbe nemmeno sentirne parlare e aspetta fiducioso una vincita milionaria al Superenalotto, ma anche per chi non ne può proprio fare a meno. Fino a dimenticare tutto il resto: mogli, mariti, figli, amici. Una volta li avrebbero chiamati stakanovisti, oggi c’è un termine più moderno: “workaholic”. Sono i malati di lavoro.
La conferma dell’esistenza di una “work fixation” arriva dalla Società italiana interventi sulle patologie compulsive (Siipac) di Bolzano: dopo alcolismo e gioco d’azzardo, nella società moderna la dipendenza più diffusa è quella da lavoro, che riguarda fino all’8% della popolazione lavorativa, con una vera e propria esplosione negli ultimi due anni. Come riconoscerla? Semplice: quando la mente è sempre concentrata e concedersi un momento di relax diventa impossibile.
Nelle cosiddette nuove dipendenze non c’è l’intervento di droghe o sostanze chimiche: l’oggetto è un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata. Così, se per la maggior parte delle persone il lavoro rappresenta parte integrante del normale svolgimento della vita quotidiana, per alcune può assumere caratteristiche patologiche: chi ne soffre aumenta continuamente la propria mole di attività, con gravissime conseguenze di tipo fisico (gastriti, ulcere, cefalee) e psichico. Di solito si tratta di persone con un’età media tra i 38 e i 43 anni. In prevalenza maschile, il problema tocca anche le donne con un rapporto di 1 a 4 rispetto agli uomini. In tutti i casi, la terapia è psicologica e farmacologica.
Altro tema d’attualità, connesso al lavoro, è quello del tempo libero. E anche in questo caso c’è chi riesce a viverlo come fonte di tensione, fino al punto di ammalarsi. E’ il problema di chi, ad esempio, si ritrova un’ora di libertà fuori programma e invece di approfittare del dolce far nulla si mette a controllare spasmodicamente la posta elettronica o gli sms sul telefonino. Si chiama “stress da tempo libero”, sempre più caratterizzato da nuove ossessioni come internet o il telefonino sempre acceso.
Questo chiodo fisso della connessione e della reperibilità contagia ogni momento della giornata, compresa la vita familiare e di coppia, e logora la maggior parte degli italiani. Secondo un recente studio condotto dalla rivista Riza Psicosomatica, addirittura il 74%! Molte persone ne soffrono anche in vacanza, soprattutto nei primi giorni: sanno già dove andare, quando arrivare, quando tornare, hanno addirittura nostalgia dell’ufficio. Il tempo è scandito, tutto è preordinato, ma soprattutto quel maledetto cellulare è sempre acceso. Già, il cellulare...
Se negli anni ‘70 i simboli dello stress erano l’automobile, il posto fisso e l’impegno politico, negli anni ‘80 c’erano la griffe e il denaro. Se negli anni ‘90 erano il fitness e la sveglia, le ossessioni dei “nuovi stressati” sono il telefonino sempre acceso, internet connesso in continuazione e la tv che macina notizie in tempo reale. In poche parole: anche lo stress è diventato hi-tech.

Fonte : fitmail.it