Il giorno del Black out - Enrico Ruggeri

Noi barricati in casa a respirare solitudini
E ci attacchiamo a macchine come malati
Terminali di malinconia
Guardiamo negli schermi le altre vite che ci scorrono

Le persone che passano e ci lasciano fuori
E siamo virtualmente dipendenti da correnti
Come in un videogioco trascinati dagli eventi
Come bambole passate nelle stanze dei bambini
Che crescendo non le guarderanno più
Che crescendo non le abbracceranno più

I corpi per la strada sono solo degli ostacoli
da superare in fretta per tornare presto
a casa e non guardare dietro più

Il mondo visto solo dentro a dei cristalli liquidi
investiti da immagini dai vivaci colori
sicuri di non esser stati mai così contenti
nell'anima, nel cuore, nelle orecchie e nelle menti

Noi pacifici soldati pienamente realizzati
Fino a quando non ci capiremo più
Quando non ci riconosceremo più

Poi un giorno la corrente finì, il contatto sulla rete sparì
Qualcuno si suicidò, qualcuno impazzì
E la vita della gente cambiò, e la gente fuori casa tornò
Si misero a parlare
E si sentì cantare per la strada
Per strada..

Testo inviato da Simone - Vercelli  ;
Il cantautore in un'intervista dice "stai a chattare con uno che sta a Canberra, ma non sai nulla della vita di chi vive sopra di te e di cui senti i passi ogni giorno .Immagino un mondo fantastico dove tutto si spegne e si torna a parlare. Da bambino mi ricordo che si andava dal vicino di pianerottolo e si trovava la porta aperta.".. Secondo me ha perfettamente ragione! Mi auguro vivamente che si torni a parlare di più..soprattutto con ci è vicino.Abbiamo tutti bisogno di amici  in carne ed ossa e non solo  "virtruali" !