Dialogo in famiglia antidoto alla violenza

 «I genitori non possono comunicare solo ordini di servizio»
Secondo lo psichiatra Carlo Lorenzo Cazzullo, «la violenza è diffusa, e le sue cause sono molteplici: genetiche, costituzionali, psicologiche, sociali».
Il tema della violenza e di come nasce è stato al centro di un dibattito tenutosi l’altro ieri sera al Circolo della Stampa, presente l’assessore comunale alle Politiche sociali, Tiziana Maiolo.E i giovani ne sono stati l’obiettivo.Hanno bisogno di essere ascoltati e accolti, come ha affermato don Gino Rigoldi.

E alla base della violenza ci sono sicuramente i danni di storie di disagio che durano nel tempo e l’estrinseca solitudine della società attuale, dove “dopo 40 anni i vicini di casa non si conoscono”ha incalzato l’assessore.
La violenza nasce soprattutto perché non si fa attenzione ai primi sintomi, perché non c’è un  vero dialogo tra genitori e figli.

Cazzullo ha tratteggiato il quadro di qualcosa di oscuro che si sta formando, e di cui nessuno si accorge: «Il cardine dello studio della violenza è la comprensione di come gli esseri umani sviluppano la percezione di se stessi e dell’altro, con implicazioni relative alle emozioni e al pensiero.» Questo adolescente a rischio si presenta in modo apparentemente contraddittorio: «E’ ansioso e quindi insicuro, ma a ciò unisce un senso di superiorità a carattere narcisistico.»
Cazzullo, che ha realizzato la Fondazione Legrenzi-Cazzullo per l’aiuto al disagio psichico e familiare (nella sede si svolgono periodicamente riunioni con i familiari in difficoltà) ha suggerito di fare il bilancio di ciò che un giovane riesce a realizzare.
Motivi di allarme devono essere «la mancanza di finalismo nella condotta, visibile nel mutare spesso e senza motivo da un’occupazione all’altra, da un tipo di studi all’altro, da un lavoro all’altro.E la mancanza di tolleranza, come pure l’adesione ai modelli "violenti" che vengono proposti dai fatti di cronaca o dai film».
 Secondo Cazzullo, la violenza nasce anche dalle situazioni: “ la famiglia non unita è la situazione più grave, ancor più della perdita di un genitore.
Famiglie i cui membri non si parlano e in cui i genitori comunicano ai figli soltanto “ordini
di servizio” , tipo le cose da fare.
I giovani fuggono da questo tipo di famiglia. Se poi ci sono anche disagio e povertà, la situazione peggiora.

Un problema nel problema è quello dei minori maltrattati e sottoposti ad abusi
L’avvocato Giovanna Andreoni ha sottolineato l’assoluta necessità di coinvolgere e preparare gli insegnanti, anche quelli di scuola materna, per riconoscere i segnali di queste storie tragiche, che sono anche il seme di violenze future da parte delle vittime di oggi.
E don Gino Rigoldi , ha chiesto, con realistico sarcasmo:” Perché non chiediamo ai giovani “come stanno” insieme e non che “cosa fanno” insieme? 
Milano, 26 Settembre 2003  Fonte: Corriere della sera