Minori: il 7% dei bambini malato di solitudine

Trascorrono la maggior parte della giornata in compagnia, impegnati in mille diverse attivita': palestra, corsi di nuoto, di musica o di inglese. Eppure si sentono tremendamente soli. Anche a scuola, tra maestre e compagni. E' la fotografia dei bambini italiani, colpiti sempre piu' spesso da quella che gli esperti hanno battezzato come la nuova sindrome del 'soli anche in compagnia': a soffrirne sarebbe almeno il 7% dei ragazzi tra i 5 e i 15 anni.

A puntare i riflettori sul 'fenomeno solitudine' dell'universo infantile e' lo psicoterapeuta e direttore dell'Istituto di Ortofonologia di Roma, Federico Bianchi di Castelbianco. E la conferma che la solitudine colpisce oggi in misura sempre maggiore anche i piu' piccoli arriva da un'indagine condotta dall'Istituto romano, in collaborazione con alcune associazioni, su un campione di oltre 2.000 bambini tra i 5 e i 15 anni su tutto il territorio nazionale. La ricerca sara' presentata in occasione del XXVI Congresso internazionale della Societa' italiana di psicologia (Sips), in programma dall'otto al 10 novembre a Roma. ''Il nostro obiettivo - ha spiegato Bianchi di Castelbianco - era capire in quale misura i nostri bambini soffrano di solitudine e in che modo questa situazione viene da loro percepita''. Decisamente ''preoccupanti'', ha commentato l'esperto, i risultati della ricerca: ''Il 7% dei bambini intervistati ha detto di sentirsi solo, indicando nella scuola il principale luogo legato a tale stato d'animo''. Ma cosa intendono i bambini per 'solitudine'? ''Principalmente uno stato di malinconia e un senso di incapacita' a comunicare con gli altri, soprattutto coloro che sono piu' vicini; Insomma - ha spiegato lo psicoterapeuta - si sentono soli anche, e a volte soprattutto, quando sono in compagnia''. Un'incapacita' di comunicare e stringere legami affettivi piu' forti confermata anche da un'altra risposta: ''Quando e' stato chiesto loro 'chi puo' farti piu' compagnia?', la maggioranza ha indicato il telefonino; Una dimostrazione del fatto - ha sottolineato l'esperto - che per i ragazzi e' sempre piu' difficile 'scoprirsi' con una persona vicina, tanto da preferire un tipo di comunicazione a distanza in cui il telefonino rappresenta, appunto, una sorta di 'protezione'''. Ai bambini e' stato anche chiesto di rappresentare la solitudine attraverso un disegno: ''La maggior parte - ha detto Bianchi - ha usato simboli legati all'idea di poverta', disegnando dei barboni, extracomunitari o lavavetri''. La solitudine, cioe', nell'immaginario infantile si identifica proprio con la poverta'. Ma non sempre: Una certa percentuale, infatti, ha anche disegnato i genitori o i fratelli e le sorelle; Segno, ha commentato lo psicoterapeuta, che questo e' un problema che si vive anche in famiglia. Ma da dove nasce la solitudine dei piccoli? ''Le radici - ha affermato Bianchi di Castelbianco - sono sempre nella famiglia e nel tipo di rapporto che hanno con i genitori''. Un rapporto, ha denunciato, che ''oggi e' sempre piu' basato sulle cose da far fare ai bambini piuttosto che sul contatto vero da instaurare con loro''. Cosi', i ragazzini ''sono riempiti di cose da fare, poiche' i genitori vivono un loro eventuale 'mi sto annoiando' con un grande senso di colpa. Ma in questo modo - ha precisato l'esperto - i bambini fanno tante cose senza viverle davvero; Se ogni momento e' 'pieno', infatti, non sono piu' capaci di cogliere le differenze o il reale valore di cio' che fanno''. La noia, in altre parole, ''non sempre e' negativa, e puo' anche essere una spinta alla riflessione e alla progettualita'''. La solitudine, avverte lo psicoterapeuta, ''nasce anche da tale iperattivita'''. Ma c'e' anche un'altra faccia del problema: Se sentirsi soli per molti bambini e' un dramma, i momenti di solitudine rappresentano allo stesso tempo, per circa l'80% del campione, anche una sorta di 'via di fuga'. Si tratta cioe', ''come ha affermato la maggioranza dei ragazzini intervistati - ha concluso Bianchi di Castelbianco - dell'unica occasione per fare finalmente cio' che vogliono, al di la' delle mille attivita' il piu' delle volte imposte dai genitori''.

Fonte: ANSA